DISLESSIA E DIDATTICA: FAQ

AREA DEI RAPPORTI CON LE FAMIGLIE

Torna all'indice delle FAQ

1] Quando un insegnante sospetta di avere in classe un bambino con DSA deve avvisare la sua famiglia?

Sì, quando l’insegnante osserva alcune situazioni riconducibili ad un possibile Disturbo Specifico di Apprendimento deve avvisare la famiglia delle difficoltà incontrate dal bambino, facendo riferimento a dati il più possibile oggettivi. Se nella scuola è presente un referente per i DSA è consigliabile che l’insegnante ne parli prima con lui, per poter avere chiarimenti, consigli utili ed indicazioni più precise sulle caratteristiche del disturbo. I Decreti attuativi della L 170, emanati a luglio 2011 con i relativi allegati, lo ribadiscono: i docenti hanno la responsabilità di avvisare le famiglie, dopo aver ovviamente tentato percorsi di recupero mirati.

2]Quando è possibile avere la certezza di un DSA, da chi viene diagnosticato e su quali basi?

Un DSA può essere diagnosticato a partire dalla metà della classe seconda della scuola primaria, proprio perché i tempi fisiologici di apprendimento della letto-scrittura corrispondono a tale periodo. In nessun caso un insegnante può diagnosticare un DSA! La diagnosi viene effettuata da figure specialistiche come il neuropsichiatra infantile e lo psicologo, che devono prima di tutto sottoporre il bambino a dei Test di valutazione intellettiva. Infatti, una diagnosi di DSA per poter sussistere necessita che il bambino possieda un QI pari o superiore a 85, altrimenti non si può parlare di DSA. In seguito il bambino verrà sottoposto a prove specifiche standardizzate che andranno a valutare tutti i diversi aspetti legati al disturbo, ad esempio la correttezza e la rapidità di lettura e la correttezza ortografica nella scrittura. Ottenuta la diagnosi, la famiglia avrà cura di consegnarla alla scuola, che dovrà attuare le strategie adeguate al singolo caso (vedi decreti attuativi del 12/07/2011 ed allegati ).

3] Cosa dire ai genitori quando si sospetta un DSA?

È consigliabile, se possibile, agire preventivamente, presentando ai genitori una tipologia di lavoro che prevede particolare attenzione per le difficoltà: ciò aumenta il grado di consapevolezza del problema da parte delle famiglie e può facilitare un eventuale invio alle strutture specializzate.
I genitori infatti accettano più facilmente il consiglio di un eventuale invio da uno specialista neuropsichiatra se in precedenza, nelle assemblee di classe, si è esplicitato che l'impostazione del lavoro e le metodologie adottate dagli insegnanti prevedono particolare attenzione per le difficoltà e che proprio con questo obiettivo si attuano indagini con prove oggettive, in modo da far emergere eventuali problemi di apprendimento.
Ciò nonostante, restano delle frange di genitori poco “disponibili” che alla sola parola neuropsichiatra si irrigidiscono e si ritirano. È importante, in questo caso, avere degli strumenti di osservazione e monitoraggio (con particolare riferimento alle abilità di lettura, scrittura e calcolo) che evidenzino i segnali critici, da condividere successivamente con le famiglie coinvolte.
È anche utile stabilire alcuni punti importanti da chiarire con i genitori, ad esempio:
• Evidenziare come la scuola ha lavorato nel campo del DSA (progetti specifici, formazione, collaborazione con specialisti e strutture sanitarie) ed è per questo professionalmente preparata.
• Far emergere il lavoro effettuato attraverso l’uso di strumenti appositi per l’individuazione delle difficoltà dei propri alunni.
• Sottolineare come la mancata o tardiva diagnosi possono provocare nei ragazzi grosse problematiche emotive.
• Rassicurare i genitori riguardo alle capacità cognitive del proprio figlio
• Fornire documenti informativi che chiariscano alcuni punti nodali che sono spesso fonte di resistenza psicologica (la dislessia riguarda solo bambini con un QI nella norma o addirittura superiore; i suoi effetti possono essere contrastati se viene riconosciuta in tempo e adeguatamente trattata al momento giusto con sedute logopediche; un'eventuale diagnosi consentirà al bambino alcuni diritti fondamentali per il suo futuro scolastico; il bambino probabilmente si rende conto delle sue difficoltà ma non sa capirne la causa, di conseguenza la sua autostima è seriamente minacciata e la motivazione scarsa).

4] I genitori del mio alunno hanno fatto protocollare la diagnosi di DSA: cosa significa?

La diagnosi protocollata è prevista dalla normativa ed è semplicemente uno strumento per poter avere garanzie sul percorso formativo del bambino: all'alunno vanno infatti garantiti gli strumenti dispensativi e compensativi previsti dalla normativa.

5] I genitori del mio alunno con DSA mi hanno chiesto se ho redatto per lui un PEP. Di cosa si tratta?

Il PEP o PDP è un piano educativo personalizzato, che esplicita le forme di valutazione e di verifica adottate per quell'alunno ed elenca gli strumenti dispensativi e compensativi che gli spettano di diritto; è bene che anche i genitori firmino il PEP, per una maggiore trasparenza e condivisione del patto formativo. Per maggiori informazioni sul PEP/PDP leggere le FAQ AREA PROGRAMMAZIONE

6] I genitori del mio alunno con DSA si lamentano per la quantità di compiti assegnati a casa e mi hanno chiesto di diminuirli. Devo farlo?

Sì, è bene non assegnare troppi compiti a casa all'alunno dislessico: bisogna ricordare che a seconda della sua velocità di lettura egli impiega il doppio, o anche il triplo del tempo rispetto agli altri per svolgerli! Inoltre, se è in terapia logopedica, ha comunque già un lavoro impegnativo. Conviene invece assegnargli compiti per casa in modo mirato, fornendogli sintesi, schemi, mappe o registrazioni audio per lo studio e diminuendo il numero di esercizi da svolgere. Non deve essere modificata la qualità dei suoi compiti rispetto ai compagni, ma la quantità. Non deve neppure essere assegnato lo studio mnemonico di tabelline, formule o coniugazioni verbali, dato che l'alunno ha diritto alla loro dispensa. Vedere a questo proposito le FAQ AREA METODOLOGICO/DIDATTICA

7] La famiglia del mio alunno dislessico è molto preoccupata per il passaggio alle medie.

Il cambiamento è sicuramente importante ed impegnativo per qualsiasi bambino, ma i genitori vanno rassicurati: negli incontri di continuità in verticale tra docenti si presenterà il caso dell'alunno ai suoi futuri insegnanti. Conviene consigliare ai genitori di scegliere una scuola media che abbia un referente per la dislessia, di prendere al più presto contatto con lui, di far protocollare la diagnosi in segreteria (meglio richiederne una nuova ai S.S.) e di parlare di persona con ogni insegnante ad inizio anno, in modo da rendere più semplice il passaggio di informazioni e, di conseguenza, limitare il disagio.